lunedì 1 febbraio 2010

mi chiedo

non credevo di poter arrivare a piangere così, il giorno in cui si spezzano crudelmente le mie speranze, e invece mi sono trasformata in una di quelle donne ansiose che guardano ad un presente fragile senza chiedersi minimamente come sarà il loro prossimo futuro. In verità non credevo nemmeno di desiderarti così tanto un giorno, eppure sono qui, nell'attesa di vedere realizzato il più grande progetto che la mia vita da architetto mi abbia mai richiesto.
Tesa ad aspettarti, ascolto ogni mio cambiamento, ogni mio sintomo, leggendo segnali insesistenti e flebili.
Questa sono ora.
36 anni.
Eppure i miei occhi ciechi non hanno saputo scorgere la tua luce che, debole, cercava invano di farmi strada.
Temperatura basale, giorni fertili, fasi luteali, ecografie, posizioni, ovulo. Parole inesistenti fino a ieri. "bisogna non pensarci" BISOGNA. ma come si fa ad obbligarsi a non pensarti amore mio, se tutto questo mi trasforma in un pensiero razionale e calcolato pur di averti, ma chi se ne frega poi, se tanto io il tuo papà lo amo e non potrò mai vivere senza, cosa importa di come io ti cerco e quella strada che tu per anni hai cercato di tracciarmi, io, ora sto cercando di percorrerla per incontrarti?

Nessun commento:

Posta un commento

grazie per essere qui.