giovedì 17 dicembre 2015

La mia storia

Sono un architetto che studia per realizzare il suo principale progetto di vita: fare, avere, respirare dei figli. Perchè uno solo non va bene, ne vogliamo almeno due. Questa è la conclusione a cui si è giunti trascorsi i primi 24 mesi di ricerca del primo.
In attesa di incontrare il proprio bimbo, ho una stellina salita in cielo a giugno 2010 che veglia su di noi, e un'altra che si è accesa  e poi si è spenta subito a marzo 2011. Poi sei arrivato tu, a settembre, una nuova luce, flebile come quella di una candela ma decisa e intensa. Stavolta ti abbiamo visto in eco, ma anche tu, hai deciso di lasciarti andare. A maggio 2012 sei tornato, forte e deciso a rimanere, ma stavolta il destino ha giocato un'altra carta, preparandoti la culla nella mia tuba sinistra. Per te ho rischiato di morire: ho perso un pezzo della mia maternità insieme a te, e parte della mia fertilità.
E non mi sono arresa. Ti ho cercato ancora, chiedendo aiuto alla scienza che mi ha restituito te moltiplicato per 4 blastocisti. Trasferite le prime due a ottobre 2012 sei diventato parte di me fino a dicembre e poi sei andato via di nuovo, costringendomi nuovamente ad entrare in ospedale per un raschiamento.
Ad aprile vi ho chiamato ancora, a gran voce. Ricostruita dalla pratica yoga e piena di forze vi ho chiesto di rimanere, ma non mi avete ascoltato nemmeno quella volta.

Sono una donna ora, parzialmente fertile, di nuovo su questa strada di attesa, che cerca di ricostruirsi dalle sue macerie, senza un perchè, una ragione da combattere per i vostri addii.

Un motivo ci sarà a tutto questo e per questo lavoro e vivo,
perchè alla fine arriva sempre una mamma.


Il blog si ferma qui.
Resta aperto per permettere di leggere cosa è accaduto in passato ed essere di aiuto a chi ha vissuto, suo malgrado, delle perdite in gravidanza e per chi desidera avere figli e non riesce ad averne.
Chi volesse seguire ancora allafinearrivamamma può scrivere all'indirizzo anais@inwind.it per chiedere il link del nuovo blog dove non si parlerà di abortività ma di cammini.

Un grazie a tutti coloro che sono passati di qui e si sono fermati.

Anna

3 commenti:

  1. Cara Anna, ho seguito solo da poco il tuo cammino e vorrei confortarti, dicendo che, essere madre, non è solo mettere al mondo fisicamente un figlio. Ci sono figli abbandonati, malati, con dipendenze, in carcere ... che aspettano una "madre", qualcuno che dia loro un sorriso, disposto ad ascoltarli, ad aiutarli. Si può essere madri in tanti modi. Ti auguro di trovare, grazie alla tua sensibilità, il modo destinato a te e di poter così vivere una maternità, forse meno patinata, ma sicuramente ricca. Non perdere te stessa alla ricerca di un qualcosa che, forse, in questo momento non ti appartiene. Un caro saluto.

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  2. Cara mattinascente,
    Ti ringrazio per le tue parole, ma ti invito a leggere ancora questo blog che altro non è che un cammino di consapevolezza verso se stesse e una genitorialità che mira alla ricerca di se non alla perdita , e riconosce, attraverso ciò che è stato, ciò,che invece mi appartiene dal profondo.
    Non fermarti all'inizio, hai solo aperto una porta.

    Buon cammino.

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  3. Io la tua storia cara Anna 'l'ho mangiata", passami il termine. Le tue parole hanno dato voce alle mie che restavano soffocate nello stomaco e di più nel cuore. Vorrei poterti leggere anche ora, mi piacerebbe poter camminare accanto a te. Perché credo che il cammino ci condurrà nello stesso luogo. Grazie infinite se vorrai condividere anche con me questo percorso. Ti abbraccio, Valentina. (rivalentina1983@gmail.com)

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grazie per essere qui.